http://www.youtube.com/watch?v=4gXByW0GkYQ
Il deserto ti svuota la testa, non è un posto di pensiero, è un
posto che annulla il pensiero. Il tempo si adegua allo spazio e lo
spazio è senza fine, senza punti di riferimento, è aria e luce (ora ho
capito cosa intendeva Ferretti quando diceva che il confine è d'aria e
luce).
Sono venuto da solo nel deserto (non è importante che sia il Sahara o
qualcos'altro, è un deserto e basta), un uomo che si chiama Abdu e che
ho conosciuto a Erfoud mi ha portato in macchina fin qui e poi se n'è
andato dicendo che sarebbe venuto a prendermi tra qualche giorno. Io ho
una piccola tenda, tre pagnotte, dieci litri d'acqua, questo quaderno,
due penne, due libri, uno di Kerouac e uno di Dio, o per lo meno di
gente che sostiene di conoscerlo bene.
Ho piantato la mia tenda a igloo vicino alla tenda di una famiglia di
nomadi che allevano capre e ci sono quattro figli tre cammelli quattro
asini e un cane. Loro mi permettono di stare qui, il tipo che mi ha
accompagnato in questa parte di Sahara seguendo una pista invisibile
sulla sabbia ma che lui riusciva a distinguere abbastanza bene ha
spiegato al capofamiglia che sono un musicista e sono qui per sentire il
suono del deserto e questo gli è piaciuto molto. Ho dovuto chiedergli
il permesso per piantare la tenda perché il deserto è dei nomadi, e mi
sembra sacrosanto.
Loro parlano solo berbero e un po' arabo e si comunica a gesti ma non
c'è problema, non c'è un gran bisogno di dirsi chissacché, quello che
serve si riesce a dire.
C'è molto vento e ho fatto fatica a piantare la tenda, sono riuscito a
tenerla a terra appoggiandoci sopra lo zaino e le bottiglie di plastica
con l'acqua e poi piano piano l'ho tirata su e ho fissato i picchetti
con delle pietre che sono riuscito a trovare qui vicino, le uniche a una
distanza ragionevole.
Intorno a me la sabbia e il vento.
Sono contento di essere qui, sono entusiasta, direi, e ho tutte le
cellule felici perché sto facendo questa esperienza. Adesso è già buio e
io quasi non ci vedo più niente e allora smetterò di scrivere e me ne
starò un po' così fino a quando non mi prende sonno.
Mi ha preso sonno verso le dieci, fino ad allora sono stato con la
mia famiglia di nomadi berberi. Mi ero portato da mangiare ma loro mi
hanno tenuto a cena. Abbiamo bevuto tè e mangiato un uovo sodo a testa,
un pezzo di pane da intingere in un unico piatto di verdure galleggianti
in una brodaglia piccante, una buona cena. Sono gente simpatica, una
bella famiglia con delle belle facce, vorrei chiedergli molte cose ma
per fortuna la lingua non lo permette a allora vada per il silenzio, che
comunque non è affatto vuoto e nemmeno un silenzio di imbarazzo come a
quelle cene dove se per qualche secondo c'è silenzio si sente subito il
rumore delle posate e delle mascelle che nella nostra società è
insopportabile e allora qualcuno subito rompe il vuoto con un "be'" o
con un "mmmh, buono..." o con un "comunque" o qualche altra chiave per
togliersi dall'imbarazzo di un silenzio che invece è un silenzio vuoto.
Qui a fine cena il capofamiglia ha cacciato un grosso rutto che era
meglio di un complimento.
Ragazzi, voi non vi potete immaginare che cos'è il cielo visto da una
tenda nel deserto, vi giuro che non ve lo potete immaginare. Prendi un
bel cielo d'agosto con tanto di stelle cadenti visto da una spiaggia di
Riccione e moltiplicalo per un milione, ecco forse così ci si avvicina. È
una cosa che si tocca, è un abbraccio vero e proprio, è un tetto, un
tetto che ti dà il senso di tetto, ti dà questo senso di essere al
sicuro, di essere a casa.
Tanto le cose stanno così, per conoscere veramente qualcosa bisogna
sapere cosa c'è dall'altra parte, è come se la conoscenza fosse un fatto
di equilibri tra cose opposte. Non si più avere un'idea di cosa è una
grande città senza aver dormito da soli nel deserto e forse chi vive nel
deserto non sa molto di sé fino a che non conosce una grande città.
Comunque questi nomadi mi sembrano felici, un po' disgraziati ma felici.
La notte fa molto freddo tipo zero gradi e bisogna coprirsi bene e al mattino ti sveglia il caldo ed è una bella sensazione.
Ho fatto un sogno poliziesco che ora non ricordo bene.