giovedì 29 dicembre 2011

Chiacchierando in ufficio con ….. Zoe


29/12/11 ore 16.50

V: Zoe, c’è il nuovo oroscopo dell’Internazionale !!!
Z: A BELLOOOOO …. Lo leggiamo ?
V: Si, certo
Z: Ma che lo devo leggere io?
V: Sei la lettrice ufficiale ….
……
Zoe smanetta con la tastiera per 5 minuti…. Cerca, scrive… non so che cachio fa…
Dopo 5 minuti…

Vi… (pausa) MA CHE DOVEVO FARE ??????

La risposta : (vedi foto).

mercoledì 28 dicembre 2011

i libri

Tutta la gloria del mondo sarebbe sommersa dall'oblio se Dio non avesse dato agli uomini i libri.
Essi sono maestri che istruiscono senza punire e senza rudi parole, senza denaro e senza infingimenti, non dormono mai, se li interroghi non si tirano mai indietro e non ti rimproverano se fai degli errori, non ridono di te se sei ignorante, danno a tutti coloro che chiedono, e liberano chi li serve fedelmente; sono untesoro del mondo, la giusta eredità delle generazioni e delle nazioni, essi sono la necessità della vita.

da Philobliblon di Richard de Bury 1287-1345

martedì 27 dicembre 2011

…… Deserto ……


-      Tuareg
-      Solitario
-      Cammino
-      Silenzio
-      Vento
-      Sabbia
-      Canti
-      Fuoco
-      The

…… Ci fermiamo con le jeep, i Tuareg hanno scelto il posto nell’immenso e silenzioso deserto dove sostare per pranzare.

Dallo zaino tiro fuori un pezzo di formaggio, un frutto e l’onnipresente macchina fotografica. Mi siedo in disparte e ascolto il deserto.

Mi sento chiamare, è Aziz, il più anziano che mi invita a bere il tè, hanno deciso che lo devo preparare io, e tra una battuta e l’altra l’acqua bolle. Cinque abbondanti cucchiai di zucchero e si inizia a miscelare……


10novembre2011 


@tutti i diritti sono riservati, per utilizzare il testo o le foto contattatemi.

venerdì 23 dicembre 2011

Pablito .... un genio

Quando ero bambino, mia madre mi diceva: “Se diventi soldato, sarai generale. Se diventi monaco, finirai papa.” Ho voluto essere pittore e sono diventato Picasso.

da non perdere la mostra di Pisa che si concluderà il 29 Gennaio 2012.

un augurio .....

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne' nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta; piu' profumi inebrianti che puoi,
va in molte citta` egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare. 

Kostantin Kavafis

giovedì 22 dicembre 2011

Mi piaci quando rompi (una parodia)




Mi piace quando rompi, perché sei presente,
ti svegli la mattina e rompi,
facciamo colazione e rompi,
non mangio a colazione e rompi
mangio qualcosa in più a colazione e rompi.
usciamo 3 secondi dopo per andare a lavorare e rompi
la metropolitana è affollata e rompi.
la metropolitana è vuota, e rompi perché non c’è nessuno.
Ti telefono per sentire come stai e rompi.
Mangi e rompi

Ti senti grassa / grossa e rompi
Sei stanca e rompi
Ti preparo la cena e il pranzo e rompi, li vuoi fare tu
Mi prepari la cena e il pranzo e rompi, fai tutto tu
Usciamo, ti scappa la pipì, e rompi
Camminiamo, ti fanno male i piedi, e rompi

Palermo, Agosto 2008

venerdì 16 dicembre 2011

Alda Merini

Le mosche non riposano mia perchè la merda è veramente tanta.

Volpe Rossa, il poeta benzinaio

Per tutte le volte che son stato pietra,
per tutte le volte che son stato vento,
per le volte che son rimasto fermo
e per quelle che son fuggito,
ho tenuto una collana
con i giorni che ho guardato:
a volte ho mangiato loro,
a volte loro hanno mangiato me.
Ma se saprò sempre sorridere verso il tramonto,
il cerchio sarà una ruota.

(naturalmente non è mia)

venerdì 2 dicembre 2011

il pensiero

il pensiero non ha frasi lunghe, frasi corte.....
il pensiero è un ritmo.

Giorni Deserti - Lorenzo Cherubini


http://www.youtube.com/watch?v=4gXByW0GkYQ

Il deserto ti svuota la testa, non è un posto di pensiero, è un posto che annulla il pensiero. Il tempo si adegua allo spazio e lo spazio è senza fine, senza punti di riferimento, è aria e luce (ora ho capito cosa intendeva Ferretti quando diceva che il confine è d'aria e luce).
Sono venuto da solo nel deserto (non è importante che sia il Sahara o qualcos'altro, è un deserto e basta), un uomo che si chiama Abdu e che ho conosciuto a Erfoud mi ha portato in macchina fin qui e poi se n'è andato dicendo che sarebbe venuto a prendermi tra qualche giorno. Io ho una piccola tenda, tre pagnotte, dieci litri d'acqua, questo quaderno, due penne, due libri, uno di Kerouac e uno di Dio, o per lo meno di gente che sostiene di conoscerlo bene.
Ho piantato la mia tenda a igloo vicino alla tenda di una famiglia di nomadi che allevano capre e ci sono quattro figli tre cammelli quattro asini e un cane. Loro mi permettono di stare qui, il tipo che mi ha accompagnato in questa parte di Sahara seguendo una pista invisibile sulla sabbia ma che lui riusciva a distinguere abbastanza bene ha spiegato al capofamiglia che sono un musicista e sono qui per sentire il suono del deserto e questo gli è piaciuto molto. Ho dovuto chiedergli il permesso per piantare la tenda perché il deserto è dei nomadi, e mi sembra sacrosanto.
Loro parlano solo berbero e un po' arabo e si comunica a gesti ma non c'è problema, non c'è un gran bisogno di dirsi chissacché, quello che serve si riesce a dire.
C'è molto vento e ho fatto fatica a piantare la tenda, sono riuscito a tenerla a terra appoggiandoci sopra lo zaino e le bottiglie di plastica con l'acqua e poi piano piano l'ho tirata su e ho fissato i picchetti con delle pietre che sono riuscito a trovare qui vicino, le uniche a una distanza ragionevole.
Intorno a me la sabbia e il vento.
Sono contento di essere qui, sono entusiasta, direi, e ho tutte le cellule felici perché sto facendo questa esperienza. Adesso è già buio e io quasi non ci vedo più niente e allora smetterò di scrivere e me ne starò un po' così fino a quando non mi prende sonno.

Mi ha preso sonno verso le dieci, fino ad allora sono stato con la mia famiglia di nomadi berberi. Mi ero portato da mangiare ma loro mi hanno tenuto a cena. Abbiamo bevuto tè e mangiato un uovo sodo a testa, un pezzo di pane da intingere in un unico piatto di verdure galleggianti in una brodaglia piccante, una buona cena. Sono gente simpatica, una bella famiglia con delle belle facce, vorrei chiedergli molte cose ma per fortuna la lingua non lo permette a allora vada per il silenzio, che comunque non è affatto vuoto e nemmeno un silenzio di imbarazzo come a quelle cene dove se per qualche secondo c'è silenzio si sente subito il rumore delle posate e delle mascelle che nella nostra società è insopportabile e allora qualcuno subito rompe il vuoto con un "be'" o con un "mmmh, buono..." o con un "comunque" o qualche altra chiave per togliersi dall'imbarazzo di un silenzio che invece è un silenzio vuoto. Qui a fine cena il capofamiglia ha cacciato un grosso rutto che era meglio di un complimento.
Ragazzi, voi non vi potete immaginare che cos'è il cielo visto da una tenda nel deserto, vi giuro che non ve lo potete immaginare. Prendi un bel cielo d'agosto con tanto di stelle cadenti visto da una spiaggia di Riccione e moltiplicalo per un milione, ecco forse così ci si avvicina. È una cosa che si tocca, è un abbraccio vero e proprio, è un tetto, un tetto che ti dà il senso di tetto, ti dà questo senso di essere al sicuro, di essere a casa.
Tanto le cose stanno così, per conoscere veramente qualcosa bisogna sapere cosa c'è dall'altra parte, è come se la conoscenza fosse un fatto di equilibri tra cose opposte. Non si più avere un'idea di cosa è una grande città senza aver dormito da soli nel deserto e forse chi vive nel deserto non sa molto di sé fino a che non conosce una grande città.
Comunque questi nomadi mi sembrano felici, un po' disgraziati ma felici.
La notte fa molto freddo tipo zero gradi e bisogna coprirsi bene e al mattino ti sveglia il caldo ed è una bella sensazione.
Ho fatto un sogno poliziesco che ora non ricordo bene.

giovedì 1 dicembre 2011

Mi piaci quando taci - Pablo Neruda


Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.
Sembra che gli occhi ti sian volati via
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.
Poiché tutte le cose son piene della mia anima
emergi dalle cose, piene dell’anima mia.
Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima,
e rassomigli alla parola malinconia.

Mi piaci quando taci e sei come distante.
E stai come lamentandoti, farfalla turbante.
E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge:
lascia che io taccia col tuo silenzio.
Lascia che ti parli pure col tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Allora una parola, un sorriso bastano.
E son felice, felice che non sia così.

la Follia e l'Amore


La Follia decise di invitare i suoi amici a prendere un  caffè da lei.
Dopo il caffè, la Follia propose:
"Si gioca a nascondino?".
"Nascondino? Che cos'è?" - domandò la Curiosità.
"Nascondino è un gioco. Io conto fino a cento e voi vi nascondete.
Quando avrò terminato di contare, cercherò e il primo che troverò sarà il prossimo a contare".
Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia.
"1,2,3. - la Follia cominciò a contare.
La Fretta si nascose per prima, dove le capitò.
La Timidezza, timida come sempre, si nascose in un gruppo d'alberi.
La Gioia corse in mezzo al giardino.
La Tristezza cominciò a piangere, perché non trovava un  angolo adatto per nascondersi.
L' Invidia si unì al Trionfo e si nascose accanto a lui dietro un sasso.
La Follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano.
La Disperazione era disperata vedendo che la Follia era già a novantanove.
"CENTO! - gridò la Follia - Comincerò a cercare."
La prima ad essere trovata fu la Curiosità, poiché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto. Guardando da una parte, la Follia vide il Dubbio sopra un recinto che non sapeva da quale lato si sarebbe meglio nascosto.
E così di seguito scoprì la Gioia, la Tristezza, la Timidezza.
Quando tutti erano riuniti, la Curiosità domandò: "Dov'è l'Amore?".
Nessuno l'aveva visto.
La Follia cominciò a cercarlo.
Cercò in cima ad una montagna, nei fiumi sotto le rocce. Ma non trovò l'Amore.
Cercando da tutte le parti, la Follia vide un rosaio, prese un pezzo di legno e cominciò cercare tra i rami, allorché ad un tratto sentì un grido.
Era l'Amore, che gridava perché una spina gli aveva forato un occhio.
La Follia non sapeva che cosa fare.
Si scusò, implorò l'Amore per avere il suo perdono e arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre.
L'Amore accettò le scuse.
Oggi, l'Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre.